è (a mo’ di incipit)

ottobre 13, 2009

è, innanzitutto. e per adesso va bene così.

è un bisogno di-Ario. magari, vah, facciamo settimanale che non sono bravo a mantenere scadenze fisse e a praticare la costanza. no, è che proprio non sono una kostante.

è un modo di fare e dire il cazzo che voglio, non perché altrove non possa farlo: è che farlo due volte è meglio.

è qualcosa che non necessariamente va letto, ma visto almeno una volta, quello si.

è che la fine di un secolo non è davvero niente di speciale, anzi: ma qualcuno dovrà pur dirlo e poi subito contraddirsi e, seguendo la lezione di Calvino – quello giusto – cercare e saper riconoscere chi e che cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, dargli spazio.

è che volevo (di nuovo, recidivo: sono al secondo tentativo di presidio online permanente e spero stavolta non sia solo un banale sfogo al bloggo dello scrittore) ricreare uno spazio senza Capo e senza la coda, senza ma e senza se(nso), con nessuna voglia di mettermi a cercarne uno. vedere come funziona un mondo nato senza motivo – un po’ come il nostro – ma con un tag al Post di Dio: senza dii e senza maiuscole, vogliamo una volta tanto Credere (prima) in noi stessi.

è che pensavo che l’anno scorso sarebbe stato l’anno della svolta, e non lo è stato. e adesso, a 27 anni, in pochi mesi ho vissuto e perso tante vite; e, una di queste, forse merita di essere raccontata, poco alla volta e onestamente, qui. ma senza dirla direttamente: sceglierà lei quando e come fare capolino.

è, a mo’ di incipit, senza sapere al solito dove si va però a parare. tanto io dei viaggi ho sempre amato una cosa: il viaggio. dove arriverò ditelo voi, ammesso che siate e siate qui: quello, mi spiace, ma non è più problema mio. io sono già altro(ve), come scriveva Rimbaud.

è, che sono uno sCreattore (pron. fon.  skrit’to:re): che altro potevo fare?!

è quel che è.

(e a me piace pensare sia così, qualunque cosa sia).

“Voglio essere Poeta e lavoro a rendermi Veggente: lei non capirà niente e io quasi non saprei spiegarle. Si tratta di arrivare all’ignoto mediante la sregolatezza di tutti i sensi. Le sofferenze sono enormi, ma bisogna essere forti, essere nati poeti, e io mi sono riconosciuto poeta.Non è affatto colpa mia. È falso dire: Io penso, si dovrebbe dire: mi si pensa. Scusi il gioco di parole, IO è un altro”
(Arthur Rimbaud)

rgf