Chi mi credo di essere, chi credono che sia, chi crede in quello che sono, chi potrei essere e come non lo sono diventato. Non certo ‘chi sono’.

di solitoraffaele g. dove gì sta per graziano
sottintesoflore
più spessorà, (il) raffo, faffo, raf, szio
nato e non creato atricarico, matera
alloraprimo marzo 1982
dalla stessa sostanza dirosetta e rocco
imeilsongbird_1982@yahoo.it
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scaipsongbird82
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dove dovreicazzi miei
dove sarò(non sa, non risponde ché) io è un altro
religionenon pratico o compro nulla, però credo (poi non son sicuro che Dio creda in me)
politicasinistra-che-non-c’è (quella con i più deboli, gli invisibili, i poveri)
leggoguerinsportivo larepubblica l’unità ilmanifesto ilfattoquotidiano lineabianca dylandog segnocinema
rileggocalvino king joyce lovecraft severgnini dostoevskij sciascia verne nietzsche wallace
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faccioscrivo
perchérinunciato a saperlo
sognittantovivere di che scrivo, sempre in viaggio con lei e figli, la patch nel mondo, il silenzio
awardsio a volte, leggere, mamma, lei, sole, solo
altro da dichiarareniente, perché le cose belle me le son tenute per me
postse ti dico che la città cui tende il mio viaggio è discontinua nello spazio e nel tempo, ora più rada ora più densa, tu non devi credere che si possa smettere di cercarla (…) l’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. due modi ci sono per non soffrirne. il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e che cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, dargli spazio. [italo calvino, “le città invisibili”, 1972]


